Vincenzo Bassi: “La Chiesa forse dimentica a volte l’odore del gregge anche a causa di difficoltà oggettive che rendono meno facile il contatto con il popolo”.

“Come può cambiare il nostro servizio alle famiglie, dopo una crisi sanitaria, che lascia le famiglie stesse con più incertezze sul futuro e, spesso, nell’indifferenza generale?”
Questa è la domanda a cui ha cercato di dare risposta Vincenzo Bassi, presidente della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa, (FAFCE) meditando sull’impegno e sulla funzione delle associazioni familiari cattoliche.
La sua riflessione, pubblicata in un bell’articolo dell’Osservatore Romano, parte dalla rilettura di Amoris letitia, Laudato si’ e Familiaris consortio, dal quale trae un’importante insegnamento:
la Chiesa non può perdere il contatto con il “popolo” ma deve affiancarlo ed accompagnarlo.
Nelle famiglie, soprattutto se fragili è più facile incontrare il Signore
“Più volte, nel suo insegnamento, Papa Francesco ci invita ad essere vicini alle famiglie, soprattutto se fragili, anche perché nella fragilità è più facile incontrare il Signore. – scrive Vincenzo Bassi – Essere vicini alle famiglie significa mettere concretamente al centro la famiglia e ciò perché la famiglia è il nucleo fondamentale di ogni relazione”.
Una centralità, che racconta Bassi, si è andata via via perdendo a partire dalla rivoluzione industriale, dove il centro della vita è divenuto la fabbrica, ma “nonostante le difficoltà e le contingenze, le famiglie rimasero solide e anche la Chiesa non smise mai di svolgere il suo ruolo profetico di luce nel mondo al fianco delle famiglie”.
Nel passato recente, il ruolo della Chiesa al fianco delle famiglie è sempre stato più difficile da svolgere, questo anche a causa dell’avvento del consumismo che, secondo Bassi, ha infettato la nostra società: “Il “consumo” dei beni, come la droga, ha confuso le persone, sempre più in difficoltà a dare senso alla propria vita. Anche la famiglia non è stata più vissuta come luogo di realizzazione della persona, persona che è diventata così più individuo. Le nostre famiglie, anche quelle cattoliche, sono rimaste sempre più sole e fragili”.
Occorre riflettere sul nostro futuro e su quello delle famiglie
Oggi, invece, sottolinea Bassi – la grande finanza guarda alla famiglia solo perché è interessata al suo risparmio. Una volta perso (con mezzi più o meno leciti) anche il risparmio, la famiglia certamente non scomparirà; non le sarà tuttavia permesso di svolgere, in modo autonomo e sussidiario, alcuna funzione economica e sociale, e sarà trattata come un qualsiasi clandestino, ai margini della società.
Prima che questo momento arrivi, occorre fermarci e riflettere sul nostro futuro e su quello delle famiglie”.
Occorre fare qualche cosa subito, conclude Bassi, perché se la famiglia soffre, la Chiesa soffre. È urgente recuperare questo legame indissolubile, che viene dato molto spesso per scontato.
“Senza famiglia, la Chiesa è senza gregge, e senza Chiesa, la famiglia è senza pastore. La famiglia ha perso la dimensione spirituale a causa della secolarizzazione, la Chiesa forse dimentica a volte l’odore del gregge anche a causa di difficoltà oggettive (come per es. la scarsità dei sacerdoti o la poca disponibilità delle famiglie stesse), che rendono meno facile il contatto con il popolo”.
Occorre ristabilire un nuovo patto tra le famiglie e i loro pastori
Ristabilire un nuovo patto tra le famiglie e i loro pastori. È questa l’impellente necessità che lancia Vincenzo Bassi nella bella riflessione sull’Osservatore Romano:
“Penso che le famiglie cattoliche, dopo questo periodo di crisi sanitaria, abbiano acquisito una coscienza nuova della funzione necessaria e insostituibile dei pastori. Senza pastori, senza la loro guida e la loro fisica frequentazione, perfino l’Eucaristia rischia di diventare un rito, virtuale, svuotato della sua realtà e concretezza, così come anche Papa Francesco ha sottolineato lo scorso 17 aprile”.
Tuttavia, i nostri pastori non possono essere lasciati soli in questo difficilissimo servizio, ma dovranno essere aiutati a curare il disagio della solitudine, accompagnando le famiglie nella vicinanza, nella verità e nella speranza.
Per questo le nostre associazioni dovranno svolgere un ruolo nuovo, senza aver paura — come dice il presidente del Forum delle associazioni familiari italiano, Gianluigi De Palo — di “sporcarsi le mani” e di “lavare i piedi” delle nostre famiglie, facilitando altresì il mantenimento di quell’unità indissolubile tra famiglie e Chiesa”.
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