Puglia: le storie di Luigi e Giovanna, abbandonati dopo il parto dai genitori che hanno comunque fatto loro il dono più prezioso
“Ti dono la vita, ma non posso tenerti con me”. Questo è quello che, probabilmente con grande dolore, sentono le madri che decidono di partorire in anonimato, in ospedale. Lasciando quel figlio o quella figlia che hanno tenuto nel proprio grembo per nove lunghi mesi alle cure di infermieri e medici di un reparto neonatale. Questo è quanto accaduto, per esempio, alla piccola Giovanna (nome di fantasia), lasciata lo scorso 5 luglio, oltre 50 giorni fa, nel reparto di Neonatologia dell’ospedale “Monsignor Dimiccoli” di Barletta, in Puglia, subito dopo il parto. La mamma, alle prese con gravi problemi personali, non poteva prendersene cura. Però ha voluto dare ugualmente la vita alla piccola.
Che, ora, affronta la stessa battaglia di Luigi, anche lui venuto al mondo in Puglia, a Bari, dove è stato affidato grazie a una culla termica alle cure di don Antonio Ruccia, parroco della chiesa di San Giovanni Battista, nel quartiere di Poggiofranco. I genitori, in quel caso, avevano lasciato anche un biglietto: “Mamma e papà ti ameranno per sempre”. Una testimonianza commovente di due genitori che, purtroppo, non si sentivano in grado di dare un futuro a quel bambino che era comunque il frutto del loro amore. Quel bambino che, ora, è finalmente stato affidato a una famiglia. “Il neonato è un essere relazionale dotato fin dalla nascita, ma in realtà già durante la gravidanza, di una serie di competenze sensoriali, motorie, cognitive che hanno significato proprio nell’ambito della relazione con la mamma e l’ambiente esterno”, spiega a La Gazzetta del Mezzogiorno Gherardo Rapisardi, neonatologo co-fondatore del Centro di formazione Brazelton dell’Ospedale Meyer di Firenze. Quelle “competenze” relazionali che Luigi, finalmente, potrà esercitare e che Giovanna, invece, ancora attende di mettere in pratica.
“Il momento più complicato – scrive ancora il medesimo quotidiano a proposito della bimba ospitata a Barletta – è quello del distacco. Le infermiere che le porgono la poppata, quasi vengono ‘tirate’ a sé dalla piccola Giovanna. Lei vorrebbe stare ancora tra le loro braccia, proprio non vorrebbe farle andar via. Loro si trattengono anche più del necessario, perché sanno che quella bimba non completerà la giornata tra le braccia della madre, lo sguardo premuroso del padre”. Perché, forse, “Giovanna ‘si accorge’ che nel ‘mondo esterno’ non è proprio come tutto dovrebbe essere o lei, chissà, ha immaginato nei 9 mesi della gravidanza”.
Tuttavia, la mamma di Giovanna ha ugualmente voluto farle il dono più prezioso: quello della vita. Ora alla piccola, però, manca l’altra cosa davvero importante: una famiglia. Ludovico Abbaticchio, garante regionale dei diritti dei minori, sta seguendo la vicenda. La speranza è che l’accoglienza vinca anche questa volta.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


