Ogni vita ha diritto di essere vissuta pienamente. Seraphina ce l’ha insegnato. Nonostante le sue gravi disabilità non ha mai smesso di sorridere.

Seraphina Harrell, è questo il nome della bambina americana, disabile che con la sua storia ha fatto tremare il “mercato” dell’utero in affitto.
Già perché in definita la maternità surrogata è un contratto no? E se la merce poi non piace ai committenti una clausola da il diritto di rimandarla indietro…
Crystal: una storia di povertà
La storia di Seraphina, raccontata dalla CNN, si intreccia con quella della sua mamma biologica, Crystal, una giovane donna della provincia americana, sola, senza un compagno, senza un lavoro e con due figlie da mantenere. Una storia di povertà e di solitudine, che porta la donna ad offrirsi all’industria dell’utero in affitto.
I suoi “committenti”? Dolci, educati, alla disperata ricerca di un quarto figlio dopo i primi tre avuti attraverso la fecondazione in vitro. Offrono a Crystal 20.000 dollari per portare in grembo il loro bambino e la donna accetta e dopo un mese rimane incinta.
La coppia inizia a trattare Crystal con tutti i riguardi, d’altronde quella che porta in grembo è la loro figlia, tanto amata e desiderata. La coccola e dati i suoi problemi economici le offre pagamenti anticipati dell’affitto, per uno… due… tre mesi… fino al giorno dell’ecografia del quinto mese.
Seraphina e il suo diritto di vivere
I medici avvertono Crystal che Seraphina ha qualche cosa che non va. Alla piccola viene diagnosticato il labbro leporino, la palatoschisi, una cisti nel cervello e gravi difetti cardiaci. Dall’ecografia inoltre, non si riesce ad individuare né lo stomaco né la milza.
La bimba qualora fosse sopravvissuta, avrebbe convissuto con gravissime disabilità e avrebbe avuto solo il 25% di possibilità di vivere una vita normale.
I committenti non ci stanno. Iniziano a diventare nervosi. Loro avevano “acquistato” un bambino sano, hanno già passato troppo tempo in ospedale con i figli nati prematuri, non c’è un diritto di “recesso” se il bambino “tanto amato” non è come ci si aspettava?
La coppia chiede a Crystal, “per il bene della bambina”, “per pietà verso quella creatura”, di abortire, “di non sostituirsi a Dio”. Arrivano fino a proporgli 10.000 dollari per togliere la vita alla piccola.
Ma Crystal non vuole. Lei custodisce la vita di quella bambina, la porta in grembo. Seraphina ha stretto un legame inscindibile con lei.
La lunga corsa per la vita
La coppia dopo essere passata per avvocati e tribunali decide di gettare la spugna. Seraphina potrà nascere, ma loro non avranno mai a che fare con lei, non la riconosceranno, sarà data in adozione e Crystal decide di scappare.
Una corsa lunga 700 miglia in uno Stato dove solo lei fosse considerata madre legale della piccola. Dove la gravidanza sarebbe stata solo sua. La donna riesce perfino a trovare una coppia disposta ad adottare ed accogliere la piccola Seraphina.
“Le daremo amore”
Quando la CNN ha chiesto ai genitori adottivi della bimba il perché del loro gesto, nonostante le difficoltà della bambina, loro hanno risposto: “Le daremo amore, sarà lei a mostrarci cosa sarà possibile fare e cosa le sarà possibile per la sua vita”.
La piccola, i pochi anni che ha vissuto pronunciava poche parole, non camminava ma sfrecciava sulla sedia a rotelle e mimava più volte al giorno, a gesti le parole ti voglio bene.
Seraphina è venuta purtroppo a mancare il mese scorso, all’età di 8 anni, a causa delle complicanze di un intervento chirurgico, ma nella sua troppo breve esistenza, ha insegnato a tutti, come ogni vita valga la pena di essere vissuta, nonostante le difficoltà e nonostante la malattia, sempre con il sorriso sulle labbra.
Seraphina voleva vivere e l’ha fatto, ma soprattutto sapeva vivere e ce l’ha insegnato.
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