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Il monito di Papa Francesco a Medjugorje: “No alla cultura del provvisorio”

Un invito ai giovani a rifiutare un modello secondo il quale “nulla può essere definitivo ma conta solo godere il momento presente”

“Scoprire un altro modo di vivere, diverso da quello che offre la cultura del provvisorio“. Questo è l’appello che Papa Francesco ha rivolto alle giovani generazioni in occasione della prima giornata del Festival dei giovani, che da 30 anni si svolge a Medjugorje, piccola località balcanica nota a livello mondiale per le presunte apparizioni mariane cominciate il 24 giugno 1981. Nel 2019 il pontefice ha sancito il via libera ai pellegrinaggi a Medjugorje, dopo aver nominato monsignor Henryk Hoser a visitatore apostolico a carattere speciale della parrocchia. Si è ancora in attesa di conoscere le decisioni definitive sull’importante lavoro svolto dalla Commissione Ruini, che aveva il compito di analizzare il carattere soprannaturale delle apparizioni.

Tuttavia importante è anche il messaggio lanciato dal Santo Padre, che in un’epoca di precarietà diffusa su tutti i fronti (anche in quello affettivo e dei rapporti famigliari) ha voluto parlare di un modello differente a quello che ha, per l’appunto, definito “cultura del provvisorio, secondo la quale nulla può essere definitivo ma conta solo godere il momento presente”.

“Carissimi giovani – ha detto il papa – avete incontrato questo sguardo di Gesù che vi chiede: ‘Che cosa cercate?’ Avete udito la sua voce che vi dice: ‘Venite e vedrete’? Avete sentito quell’impulso a mettervi in cammino? Prendetevi il tempo per stare con Gesù, per riempirvi del suo Spirito ed essere pronti all’affascinante avventura della vita. Andate incontro a Lui, state con Lui nella preghiera, affidatevi a Lui che è esperto del cuore umano”.

Il festival, per il pontefice, quindi “diventa un’occasione di poter ‘venire e vedere’. La parola ‘venire’, oltre a indicare un movimento fisico, ha un senso più profondo, spirituale. Indica un itinerario di fede il cui fine è ‘vedere’, cioè fare l’esperienza del Signore e, grazie a Lui, vedere il senso pieno e definitivo della nostra esistenza”.

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