Spedali civili condannati a un assegno da 300 euro al mese. Così una neonata è paragonata a un incidente
Arriva da Brescia la storia di una donna che, dopo essersi sottoposta a un intervento chirurgico per la chiusura delle tube perché lei e il marito non volevano avere figli, è rimasta ugualmente incinta, dando alla luce la bambina non desiderata. Motivo per cui la coppia ha deciso di fare causa agli Spedali civili della città lombarda. L’ospedale, al termine del procedimento, è stato condannato in sede civile al mantenimento della bimba appena nata: dovrà versare 92mila euro in 25 anni alla coppia. L’equivalente di 300 euro al mese. Cioè, in altre parole, sarà l’ospedale a dover far fronte alle spese per la piccola, fino ai suoi 25 anni. Quando, si ritiene, sarà in grado di mantenersi autonomamente.
Brescia. Se l’ospedale risarcisce la nascita indesiderata. I pareri
Posto il fatto che, si spera, questa bambina non sappia mai cosa le è accaduto (si troverebbe di fatto a conoscenza della sua condizione di “indesiderata” in casa propria), l’episodio apre una finestra pericolosa sulla concenzione per cui un figlio possa essere un “danno” da risarcire. Come nel caso di un tamponamento in auto. Come un vetro rotto. Ma davvero siamo potuti arrivare a questo? “Se quella bambina, diventata adulta, farà causa ai propri genitori perché non amata avrà ragione – scrive su Il Giorno Guido Bandera – il ragionamento del magistrato sarà legalmente ineccepibile, ma la scelta dei genitori, che forse ora potranno garantire qualche agio materiale in più, rischia di essere una lacerazione che nessuna causa potrà mai cancellare”.
“Non glielo diranno – scrive invece, sempre su Il Giorno, Marina Terragni – ma lei se ne accorgerà. Magari da uno sguardo. I bambini capiscono. Per 300 euro al mese? Ne vale la pena? Benvenuta piccola“. Già, benvenuta. In un mondo che sembra aver perso i fondamentali. Come sono lontani i tempi in cui un figlio era ritenuto una benedizione. Oggi, un figlio, è soprattutto un costo. Una cifra mensile da sborsare. Un peso. Come le rate dell’assicurazione. Come l’affitto. Il fatto che un bambino, nel mondo di oggi, sia visto in questo modo, fa capire bene quale sia il livello di sfiducia che si è raggiunto. Sfiducia nella vita, nel futuro. Nell’altro. E tornano, qui, prepotentemente le parole di Massimo Recalcati, che riportavamo solamente ieri. “L’esperienza della genitorialità è un’esperienza di decentramento del proprio Io. Il vero ostacolo a diventare genitori è l’attaccamento al proprio Io”, diceva lo psicoterapeuta. Un attaccamento che, oggi, sembra davvero difficile da scalfire.
Eppure è proprio questa l’essenza del dono: il sapersi scollare dall’attaccamente solipsistico al godimento per se per donare una parte della propria esistenza all’altro. A quella persona che magari ancora neppure conosci, come può essere un figlio in arrivo, sia esso naturale o adottivo, ma che potrà arricchire la tua vita.
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