“Vivere l’adozione non si esaurisce nel garantire ai propri figli affetto, educazione, istruzione e sostegno per un buon inserimento nella società”

Questa domenica La Pietra Scartata inaugura un nuovo spazio. Si tratta di brevi riflessioni sull’accoglienza familiare di bambini in difficoltà.
Sono piccole “pillole” scritte in prevalenza da genitori adottivi, affidatari, sostenitori a distanza, ma anche operatori dei servizi pubblici e privati, magistrati e imprenditori… e da tutti coloro che hanno da dire “qualcosa” su questo magnifico tratto di una donna e di un uomo: la spiritualità dell’accoglienza, un moto dello spirito più che del cuore… quella forma del nostro “essere” che troppo spesso ci dimentichiamo di possedere, ma soprattutto di “lasciare andare”.
I genitori adottivi di Ai.Bi. da anni hanno iniziato un cammino di studio e discernimento non solo per comprendere -ma soprattutto per appezzare- in che cosa consista la spiritualità dell’accoglienza.
A giorni sarà ospitata in questo sito una sezione intitolata “Il cantiere de “La Pietra Scartata”.
Qui sarà raccolto tutto il cammino compiuto fino ad ora, 35 anni di strada mano nella mano con i nostri figli, dalle famiglie di Ai.Bi.
Taglia il nastro di questa nuova rubrica, che ospiteremo ogni domenica, giornata che più di ogni altra offre la possibilità alla spirito di farsi “sentire”, una breve riflessione di Marco Griffini, qui in veste non tanto di Presidente e Fondatore, insieme alla moglie Irene, di Ai.Bi, ma come padre di tre figli adottivi e nonno (per il momento) di sei nipoti, di cui due adottivi.
L’adozione? In qualche parte del mondo c’è la vita di mio figlio che va, da me, difesa e custodita
Vivere l’adozione non si esaurisce nel garantire ai propri figli affetto, educazione, istruzione e sostegno per un buon inserimento nella società. Occorre farsi carico in prima persona dell’obbligo morale di operare perché altri bambini abbiano accesso alle stesse opportunità. In questo modo un genitore adottivo dovrebbe testimoniare che la vita di un bambino è un valore di per se stessa, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’etnia, dalla condizione di salute.
La sacralità di questo valore impone che non sia mercificata, barattata, fatta oggetto di desiderio. Essa non può essere ripudiata, ma va difesa e custodita.
I genitori, ma anche gli operatori che si avvicinano all’adozione, devono farsi portatori di valori morali e civili. Genitori si diventa, la famiglia, naturale o adottiva si costituisce giorno per giorno, in un continuo cammino d’amore tra genitori e figli. L’accoglienza promuove l’integrazione delle diverse culture.
L’affermazione del pluralismo etnico sviluppa la cultura della mondialità. “Le famiglie adottive, in tale prospettiva, diventano punte avanzate di una società che progredisce“(Mons. Franco Costa)
Se l’adozione viene vissuta con questo vivo sentimento, l’impegno delle famiglie adottive può diventare una vera missione. Siamo mandati nel mondo, ad affermare che ogni bambino ha diritto di vivere in una famiglia, quella di origine, prima di tutto e, in riparazione di un abbandono, in una famiglia sostitutiva, a prescindere dalla Nazione e dall’etnia di provenienza.
Su questi principi Ai.Bi. è cresciuta e ha assunto un ruolo di riferimento per i volontari della solidarietà e della socialità sovranazionale, per il mondo dei media e della Chiesa.
“Il sacrosanto diritto di ogni bambino di essere figlio”. Valore universale non ancora riconosciuto dalle organizzazione internazionali dell’Onu, come la stessa UNICEF, ma di cui noi tutti siamo i depositari principali
“Siamo stati scelti” per diventare padre e madre di un bambino abbandonato!
Io in quanto padre anche di un solo bambino abbandonato sono responsabile di qualsiasi bambino abbandonato, perché potrebbe essere – e già lo è, se lo penso tale- mio figlio.
Pertanto qual’ è il compito “spirituale” – quindi non evanescente, fumoso, ma “pieno di carne” e tremendamente operativo come lo è il nostro spirito, unico motore della nostra mente e volontà – di ogni genitore adottivo?Le famiglie adottive di Ai.Bi. lo hanno declinato in tre grandi direttrici operative:
la prevenzione dell’abbandono, il partecipare cioè ad attività di cooperazione internazionale, soprattutto con questa meravigliosa “intuizione di Dio” che va sotto il nome di #AdozioneaDistanza.La riparazione dell’abbandono, quindi aprirsi concretamente all’Adozione internazionale.
La promozione della cultura dell’accoglienza, imparare ad accogliere e diffondere in tutto il mondo il “grido dell’abbandono ”
Di questo ultimo punto, in particolare, tutti ,ma veramente tutti i genitori adottivi dovrebbero farsi carico e viverlo come proprio dovere morale.
Perché solo tutti insieme potremo assumere quella “funzione profetica nel mondo” a cui siamo stati chiamati quando “siamo stati scelti” per diventare padre e madre di un bambino abbandonato !Marco Griffini
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