I figli sono una ricchezza. La maternità è un dono. Una società senza madri rende perennemente orfano tutto il genere umano
“Un neonato rappresenta il convincimento di Dio che il mondo debba continuare”.
Così afferma il poeta statunitense Carl Sandburg.
I figli sono una ricchezza. Sono una Grazia, ma il mondo di oggi sembra quasi averlo dimenticato, impegnato com’è nella ricerca del benessere e della realizzazione materiale.
Nei giorni scorsi il report annuale dell’Istat ha reso ancora una volta evidente un problema contro cui da anni si combatte: la drastica diminuzione delle nascite. Dalla ricerca, però, allo stesso tempo è emersa una rinnovata voglia di genitorialità che sembra albergare nella maggioranza degli italiani.
Desiderio però, non supportato dai fatti. Le culle continuano a rimanere vuote. 5 milioni di coppie sposate continuano ad essere in due.
La nostra società ha smesso di credere nella maternità e nei figli?
Le parole di Papa Francesco ci vengono in aiuto: “I figli sono la gioia della famiglia e della società. Non sono un problema di biologia riproduttiva, né uno dei tanti modi di realizzarsi. Sono un dono, un regalo”.
Eppure le culle vuote sono il simbolo evidente di un Paese impaurito, ripiegato su sé stesso e sul presente. I giovani sono spaventati dalla vita e dalla mancanza di stabilità affettiva, economica e lavorativa. Il desiderio di famiglia seppure presente nelle coppie stenta a decollare.
Servono misure che diano fiducia ai giovani e dimostrino come i figli non siano un costo privato a carico delle famiglie, ma un valore per la collettività. È necessario aiutare le coppie ad affrontare il passaggio alla vita adulta ed alla genitorialità. A trasformare loro stessi da figli in genitori. A fare il grande salto, senza timore.
E poi occorre ricreare una nuova alleanza tra l’uomo e la donna.
Nel Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II sulla dignità e vocazione della donna il Papa sottolineava come l’essere genitori, anche se appartiene ad ambedue, si realizza molto più nella donna, specialmente nel periodo prenatale.
“anche se tutti e due insieme sono genitori del loro bambino, la maternità della donna costituisce una parte speciale di questo comune essere genitori, nonché la parte più impegnativa. – scriveva il Papa -. È la donna a “pagare” direttamente per questo comune generare, che letteralmente assorbe le energie del suo corpo e della sua anima. Bisogna, pertanto, che l’uomo sia pienamente consapevole di contrarre, in questo loro comune essere genitori, uno speciale debito verso la donna. Nessun programma di “parità di diritti” delle donne e degli uomini è valido, se non si tiene presente questo in un modo del tutto essenziale”.
Un legame tra mamma e bambino, che travalica la categoria del tempo cronologico perché, come spiega Debora Donnini nel libro “Finché non sorsi come madre”, quando nasce un figlio, nasce sua madre, volendo sottolineare i profondi cambiamenti fisici e psichici che la donna vive con la gravidanza e la maternità.
La donna è madre. È necessario che la società torni a credere nella maternità fisica e spirituale della donna perché riprendendo le belle parole del libro della Donnini: una società senza madri rende perennemente orfano tutto il genere umano.
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