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Benedizione delle adozioni. È riconosciuta dalla Chiesa?

Gentile Ai.Bi.

abbiamo letto sul vostro sito della Benedizione delle adozioni.

Non abbiamo ben capito cos’è e se è riconosciuta dalla Chiesa.

Potreste fornirci qualche informazione ulteriore?

Grazie

Maurizio e Alessandra

 

Gentilissimi Maurizio e Alessandra,

rispondo volentieri alle vostre domande.

La proposta di una “celebrazione liturgica di benedizione” dell’adozione nasce all’interno di un “movimento di famiglie” coinvolte ed impegnate in questa esperienza di accoglienza sotto diversi profili: personale (sono famiglie adottive), socio-culturale, istituzionale e politico (sono famiglie impegnate con diverse iniziative ed attività attraverso una più che trentennale storia dell’Associazione Ai.Bi. Amici dei Bambini e in quella dell’Associazione di fedeli «La Pietra Scartata», che di Ai.Bi. custodisce identità e senso, poiché esprime a livello ecclesiale il carisma dell’accoglienza familiare).

Sotto il profilo ecclesiale, la proposta di questa “celebrazione” nasce su un ampio e fruttuoso terreno di impegno: il valore simbolico di questo “rito di benedizione” è paradigmatico e si inscrive all’interno di diversi cerchi concentrici – quello personale, familiare, politico, sociale, culturale e, per chi è credente, ecclesiale – che ruotano tutti attorno alla scelta dell’adozione.

Il significato della celebrazione

All’interno della comunità cristiana, il significato “profetico” di questa celebrazione è di “dare corpo” ad una scelta, quella adottiva, che, anche tra i credenti, rischia troppo spesso di essere considerata un ripiego, un surrogato, una compensazione, che nascerebbe dalla mancanza di figli “propri” oppure è troppo spesso confinata nel privato e nell’esclusività di affetti intimi, che stentano a trovare un nome, una visibilità e un riconoscimento a livello non solo sociale, ma anche ecclesiale.

Grazie all’accoglienza adottiva, all’interno di una relazione di amore coniugale, un figlio abbandonato viene un’altra volta “messo al mondo”, perché possa gradualmente imparare a camminare in esso. Nella scelta di adottare, l’abbandono diventa l’occasione di una ri-generazione, non solo per il figlio che viene accolto, ma anche per i genitori i quali, pur non avendolo generato, diventano i suoi genitori nella dedizione del quotidiano.

L’adozione come legame spirituale

L’adozione è un legame “spirituale” che passa attraverso la carne: il legame adottivo, che va oltre la carne, attraverso lo spirito, viene nuovamente iscritto nella carne. Oltre il male dell’abbandono, l’adozione è un grande atto di speranza, che passa attraverso l’ospitalità e l’accoglienza reciproche: in esso infatti non solo i genitori accolgono come “proprio” un figlio generato da altri, ma anche questo figlio accetta di essere adottato, accogliendo molto più della sfida di colmare un “vuoto”, ma il dono di una “vita nuova”.

Questi aspetti simbolici, legati più complessivamente ai rapporti sociali e civili, trovano un luogo eccellente di attuazione e di testimonianza nella comunità cristiana e la “celebrazione liturgica di benedizione delle adozioni” è un’occasione preziosa e un segno particolarmente eloquente. La celebrazione è così negli anni diventata un’occasione per i soggetti e le famiglie in essa coinvolte in prima persona, ma anche per le diverse comunità, per le Chiese diocesane e perfino per la Chiesa universale, per sottolineare la valenza cristiana e dunque “spirituale” dell’adozione.

Questo può accadere nella misura in cui il “rito” viene preparato, accompagnato e inscritto all’interno delle scelte pastorali più complessive, fino a diventare un momento ordinario della pastorale familiare.

Pur con la dovuta prudenza legata alla delicatezza delle situazioni, e dunque senza esibizione né ostentazione, in questa celebrazione liturgica le famiglie “adottive”, genitori e figli, possono diventare un segno prezioso, offrendo un vero e proprio “servizio” a tutta la comunità cristiana.

Il ruolo della famiglia come testimone attivo all’interno della Chiesa

Il rito favorisce il riconoscimento di un ruolo testimoniale attivo della famiglia credente, dentro la Chiesa, proprio nella sua specificità di famiglia. La celebrazione della benedizione dell’adozione diventa così una manifestazione “festiva” di quel tessuto ordinario che costituisce la trama quotidiana delle relazioni familiari. Adottare è riconoscere un appello, assumendone il compito e diventando così testimoni di gratitudine, responsabilità, accoglienza e fraternità, “nel nome di Gesù”. Adottare è offrire una testimonianza significativa della stessa Paternità di Dio.

Nella celebrazione, la benedizione delle adozioni diventa un’occasione preziosa per annunciare il vangelo della speranza, nella promessa di Dio, che nel segno del figlio trova manifestazione eloquente e paradigmatica, anche se non esclusiva, e che ha trovato compimento nel dono del Figlio.

La Benedizione delle adozioni può essere vissuta da tutti

Il Rito per la benedizione delle adozioni, pur essendo stato elaborato dall’associazione “La Pietra Scartata” e dal movimento di famiglie Ai.Bi. Amici dei Bambini, può essere vissuto e proposto da ogni famiglia che desidera vivere e testimoniare nella propria comunità (parrocchia, vicariato, diocesi…) la bella esperienza dell’adozione vissuta secondo il senso cristiano dell’accoglienza: non è un Rito formalmente ancora inserito nel “benedizionale” della Chiesa cattolica, ma può essere celebrato avendo cura di assicurare la condivisione ed il necessario coinvolgimento della Chiesa diocesana locale oltre che del sacerdote che sarà chiamato a presiederne la celebrazione, così come è caldamente suggerito un incontro o un cammino di preparazione alla celebrazione per le famiglie coinvolte.

Per meglio approfondire la questione posso suggerirvi la lettura del fascicolo n. 7 della rivista “Lemà sabactàni?” specificatamente dedicata ad illustrare origini, identità, senso e prospettive del Rito per la benedizione delle adozioni.

Non esitate a scrivere per ogni eventuale ulteriore informazione e/o chiarimento.

Un grato saluto,

Gianmario Fogliazza

Centro studi La Pietra Scartata 

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