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Ancora 70mila aborti in un’Italia in crisi demografica. E cresce la Ru486. Occorre l’adozione del nascituro

Griffini (Ai.Bi.): “Va fatta una legge fornendo informazioni chiare, risposte concrete e sostegno medico, psicologico ed economico alle donne vulnerabili”

Diminuiscono gli aborti e aumenta l’obiezione di coscienza, ma aumenta anche l’utilizzo della Ru486, così come l’incidenza delle donne straniere sul fenomeno dell’interruzione di gravidanza. Sono questi i dati emersi Relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194, approvata nel 1978. Una legge che, da allora, ha autorizzato l’interruzione di ben sei milioni di gravidanze. Numeri che, a fronte della drammatica crisi demografica in cui l’Italia è precipitata soprattutto negli ultimi anni, fa riflettere. Così come il fatto che il calo progressivo degli aborti, iniziato dopo la cifra record di 234.801 nel 1983, ha toccato il suo punto più basso nel 2018, ultimo anno cui sono riferiti i dati della relazione, con 76.328 nascite interrotte, il 5,5% in meno rispetto al 2017, con 80.733, quando la flessione rispetto all’anno precedente era stata del 4,9%.

Tuttavia, riduzione o meno, resta il dato che in un Paese, come l’Italia, che presenta una necessità vitale di preservare le nascite, si continuano a operare oltre 70mila aborti nel giro di un anno. E anche il calo non è indicativo, visto che questo va di pari passo con il calo generale dei concepimenti. Oltre che con il maggiore ricorso alla cosiddetta “contraccezione d’emergenza” attraverso le varie pillole “del giorno dopo” o “dei 5 giorni dopo”, per le quali l’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco, tolse a suo tempo l’obbligo di prescrizione per le maggiorenni.

Vista anche la forte incidenza di donne straniere, un terzo del totale, buona parte delle quali in condizioni di fragilità, si ripropone quindi l’urgenza di un provvedimento che possa tutelare la vita direttamente nel grembo materno, favorendo l’adozione di quei bambini, non ancora nati, le cui madri non dovessero essere in grado di farsene carico.

Nell’ottobre del 2018 era stato depositato un Disegno di legge per una corretta applicazione della legge 194, firmato da Alberto Stefani e sottoscritta da una cinquantina di parlamentari leghisti. Precedentemente ancora, nel 2017, era stato depositato il Ddl “Disposizioni in materia di adozione del concepito” a cura di Gian Luigi Gigli (già presidente del Movimento per la vita) e Mario Sberna.

“Ormai da decenni – ha commentato il presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffini – sosteniamo l’estrema urgenza di restituire una dignità giuridica alla vita nascente e facilitare l’adozione del nascituro, fornendo informazioni chiare, risposte concrete e sostegno medico, psicologico ed economico alle donne vulnerabili. L’adozione del concepito è una strada da percorrere se vogliamo dare significato e applicare correttamente la legge 194, che solo in teoria si propone di prevenire l’aborto e tutelare la maternità, l’unica alternativa all’aborto che permette lo sviluppo delle due vite, quella del nascituro e della donna che lo porta in grembo, e una possibile conciliazione tra l’elevato numero di concepiti indesiderati e il desiderio reale di coppie disponibili all’adozione. Abbiamo esperienze di Paesi esteri come gli USA dove da moltissimi anni esiste una legge simile, che è conosciuta come ‘adozione in pancia’ che ha donato a migliaia e migliaia di bambini la vita e la possibilità di crescere in una famiglia amorevole”.

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