Nel primo sabato del mese di giugno 2025, si rinnova la preghiera del Santo Rosario dedicata ai bambini abbandonati di tutto il mondo e alle famiglie adottive e affidatarie. Commento e preghiere a cura di Silvana e Giuseppe Salomoni (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,20-25)
In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
Il commento di Silvana e Giuseppe
In quel tempo… il tempo di Dio, quello che era e che è, in cui le cose che succedono ci riguardano sempre, sono parole a noi destinate!
Pietro si voltò e cosa vide… l’amico che aveva preso le distanze e lui si sente lontano, migliore. Il suo progetto non lo riguarda, non si interroga sulle conseguenze, ma quasi una curiosità: “Cosa gli succederà?”
Gesù interviene e ricorda che comunque vi è un piano, un piano si salvezza. Sembra dire non è un fatto di cronaca su cui sfogare la nostra sterile curiosità. Non è la notizia della guerra o della catastrofe da guardare alla televisione così che possiamo additare le responsabilità ai potenti della terra oppure cadere in una commozione inutile che non si interroga.
Gesù ci chiede qualcosa: di fidarci e di affidarci, di essere collaboratori di salvezza, di inserirci nel suo tempo e nel suo regno.
Nella disperazione, nell’aridità o nella pienezza del sé, oppure nell’individualismo, la vita di un bambino non sembra interessare. Così ai piccoli si nega il diritto di esistere pienamente come bambini amati e riconosciuti figli.
È opinione comune pensare che l’adozione comporti solo problemi da affrontare e che i bambini abbandonati con le loro ferite portano solo guai. In alternativa esistono altri metodi e percorsi per “avere” figli; oppure, si preferisce sostenere progetti di sostentamento al fine di portare ai bambini abbandonati beni materiali, istruzione…
Gesù scrive un’altra storia e trasforma un dramma in opportunità e passaggio: ci invita a considerare la sofferenza per risorgere nella gioia di un abbraccio, perché in quella relazione un orfano può abbandonarsi alla speranza, essere guarito dalla sua solitudine.
Gesù ci chiede di essere protagonisti nella sua pagina di cronaca, riscrive il finale, elabora una trama differente, un nuovo copione ove un abbandono si trasforma in dono. Dove la parola FINE non esiste.
Lasciamo a Lui la regia, può esserci una nuova puntata, possiamo scrivere con lui un episodio successivo, una telenovela infinita, dove un bambino troverà la sua famiglia e potrà ricominciare a vivere.
Preghiamo
Nel primo mistero della gioia, contempliamo l’annuncio dell’Angelo a Maria.
Preghiamo per chi piange la propria sterilità, affinché possa sentire in questo l’inizio di una storia nuova.
Nel secondo mistero della gioia, contempliamo la visita di Maria a Santa Elisabetta.
Preghiamo perché le sofferenze non diventino motivo di chiusura e ci rendano capaci di metterci in viaggio verso le necessità dei più piccoli.
Nel terzo mistero della gioia, contempliamo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.
Preghiamo perché ogni bambino abbandonato sia contemplato come il Bambin Gesù.
Nel quarto mistero della gioia, contempliamo la presentazione di Gesù al tempio.
Preghiamo perché il bambino abbandonato sia ricordato e riconosciuto dalla comunità cristiana.
Nel quinto mistero della gioia, contempliamo il ritrovamento di Gesù nel tempio.
Affidiamo alla nostra Madre del cielo il destino dei bambini soli e il pianto di chi soffre per una culla vuota affinché possa indirizzare queste esistenze a Gesù per realizzare un miracolo d’amore.
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