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Adozione Internazionale. Mamma e papà sono dove batte il cuore

Il racconto di un incontro che rimarrà per sempre nel cuore di mamma, papà e Juan e Pablo, i due figli adottati che si sono presentati ai nuovi genitori con le più naturali delle domande: “Dov’è mamma? Dov’è papà?”

Come può risuonare differente, a seconda delle circostanze, un’identica domanda. Perché chissà quante volte avremo udito qualche bambino chiedere “Dove è mamma? Dove è papà?”, ma sentirlo gridare in modo eccitato da due bambini colombiani, mentre salgono le scale per raggiungere il luogo dell’incontro con i loro “nuovi” genitori, arrivati dall’Italia per abbracciarli e portarli a casa con loro, fa tutto un altro effetto.
In oltre 40 anni di storia, di domande del genere, fortunatamente, Ai.Bi. Amici dei Bambini ne ha ascoltate circa 4mila, ma ogni volta è un’emozione indescrivibile e differente, che rimane impressa nella mente per sempre.

Una nuova storia da scrivere

Nell’occasione che qui ci piace ricordare, la scena si svolge in Colombia, in un pomeriggio di pioggia che ha rallentato il traffico e fatto ritardare l’arrivo di Juan e Pablo.
I loro genitori, invece, sono già presenti e attendono con trepidazione: “L’ora più snervante della nostra vita – ricordano. Eravamo in una stanza all’ultimo piano degli uffici dell’ICBF (Instituto Colombiano de Bienestar Familiar, l’autorità centrale colombiana per le adozioni, n.d.r.) felici e ansiosi al tempo stesso. A un certo punto è arrivata la psicologa a dirci di guardare dalla finestra, e li abbiamo visti, ancora in strada, che ci stavano salutando”.
Juan e Pablo hanno quasi 6 e 4 anni, con tutto il carico di entusiasmo senza freni che hanno i bambini a questa età. Il momento dell’incontro è un’emozione indescrivibile, e l’euforia si può quasi toccare con le mani tanto riempie la stanza. Ma, subito dopo, personale, psicologhe e referente di Ai.Bi. fanno un passo indietro per lasciare alla nuova famiglia un tempo e uno spazio che sia tutto per loro: “Ci hanno permesso – ricordano ancora oggi i genitori – di vivere in modo unico e indimenticabile quel momento, che resterà impresso per tutta la vita”.
Poi, dopo un nuovo momento di festa, con palloncini, torta e stuzzichini da condividere tutti insieme, la famiglia ha cominciato il suo cammino.
“Abbiamo vissuto in un appartamento che di solito è utilizzato da altre famiglie adottive – raccontano i genitori. In casa non mancava nulla, c’erano persino un patio e un giardino con i giochi.
Il periodo della prima convivenza, nel Paese d’origine dei loro figli, è stato lungo un mese e mezzo. Un tempo che “non solo ci è servito – ricordano oggi – ma ci ha anche entusiasmato. Eravamo tranquilli e ci siamo goduti questo periodo libero da qualsiasi condizionamento. Eravamo solo noi, nel nostro essere famiglia a modo nostro. Si è creato subito un bel legame, perché di fatto ci trovavamo in una condizione paritaria: nessuno conosce noi e nessuno conosce i bambini e quindi si comincia da capo, tutti insieme, a costruire la nostra famiglia, con le nostre regole, le nostre abitudini. È un momento bello e unico per le famiglie, anche questo è un dono dell’adozione”.
Prima di tornare in Italia, la famiglia si è concessa anche qualche giorno al mare. Racconta la mamma: “Volevamo che i nostri figli, che ovviamente non erano mai stati al mare o in vacanza, avessero dei bei ricordi del loro Paese. Si sono divertiti, meravigliati della bellezza dei luoghi e ancora oggi ricordano felici quella settimana di vacanza”.

La scoperta di un “nuovo mondo”

Quindi è arrivato il momento di tornare in Italia, dove i bambini, abituati a vivere a 2600 metri di altitudine, con una temperatura difficilmente superiore a 20 gradi centigradi, hanno scoperto diverse cose mai viste prima… Come, per esempio, poter indossare un paio di sandali o delle magliette con le maniche corte. “Si sono adattati bene al clima e al cibo, ma alcune nostre abitudini, per loro, sono state proprio delle novità, accolte con divertimento.
Dopo l’estate è arrivato il momento dell’inserimento all’asilo e, nei mesi invernali, tante altre scoperte, come la neve, il bob e Santa Lucia, che porta i doni ai bambini.
Anche se il dono più grande, tutta la famiglia lo portava nel cuore dal momento in cui due semplici domande sono risuonate lungo le scale sconosciute di un edificio colombiano: “Dov’è mamma? Dov’è papà?”

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