Le 10 “regole” che guidano l’operato delle famiglie di “ Amici dei Bambini “ e de “ La Pietra Scartata “ che si mettono al servizio dei minori vittime di abbandono. In occasione della Giornata Mondiale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza
Il 20 novembre è la Giornata Mondiale dell’Infanzia; una data scelta perché in questo giorno, nel 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che è oggi il trattato sui diritti umani più ratificato al mondo, con ben 196 Paesi firmatari.
Tantissime le iniziative che sono state organizzate in occasione della ricorrenza, come il convegno organizzato dall’AGIA (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza), di cui abbiamo scritto QUI. Ma se è giusto e importante che esiste una giornata per ricordare a tutti l’importanza di questi argomenti, è altrettanto certo che è in tutte le altre giornate “normali” che si può e si deve fare davvero la differenza nei confronti delle bambine e dei bambini e nella difesa e promozione dei loro diritti.
Per servire i bambini vittime di abbandono
Le famiglie de La Pietra Scartata e di Amici dei Bambini hanno stilato un decalogo di “regole” e atteggiamenti che guidano l’operato di coloro che si pongono al servizio delle bambine e dei bambini vittime di abbandono.
Lo riportiamo qui:
Per servire i bambini del mondo, noi vogliamo essere forti e facciamo nostri i punti forza di Ai.Bi.:
- Avere la coscienza della propria forza. Una coscienza che acquisisco mano a mano iniziando a cambiare il mio modo di vivere, per condividere quello degli altri nostri figli, con la messa in discussione dei valori che la società ci inculca: consumismo, arrivismo, individualismo, corsa al denaro…
- Cercare nella mia vita la semplicità e credere nella sua forza. Come è scritto nella Bibbia: Signore non darmi né la ricchezza né la miseria, dammi il necessario per vivere.
- Sperimentare la forza della rinuncia: non posso chiedere ad altri di rinunciare a qualcosa, se io stesso non lo sperimento per primo.
- Avere pazienza, la virtù dei forti. I risultati non si ottengono subito, a volte occorre aspettare, aspettare e aspettare…
- Avere la speranza che qualcosa possa cambiare: “La forza di credere che con il mio impegno, domani qualcosa cambierà. La forza del volontariato, dove l’utopia diventa realtà”.
- Credere nel ruolo profetico della nostra azione. Non importa se non siamo capiti: la logica dell’uomo solidale non è condivisa da tutti, anzi. Pensate al gesto profetico di chi ha adottato un minore straniero. Quanti lo comprendono?
- Credere nella forza della costanza e della perseveranza: hai lavorato per mesi e anni e non hai ottenuto nulla. Riparti, vai, riprova!
- Lavorare con gli altri, credere nella forza e nell’unione con altre organizzazioni, con altre persone solidali: ecco l’importanza dei coordinamenti territoriali.
- Ricordare la forza dell’umiltà della preghiera; quella di una donna e un uomo che riconoscono che da sé stessi non contano nulla. Tutto si riceve da Dio, come dono da far fruttare.
10. Vedere nel volto di ogni bambina e bambino vittima di abbandono il volto di “Gesù – Bambino Abbandonato”, nel momento del suo abbandono in croce da parte del Padre. Che è il volto dell’ “Altro Mio Figlio”.
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