La storia di una donna coraggiosa e salda nella fede, che non ha esitato a rimandare le cure che avrebbero potuto salvarla per far nascere in sicurezza e salute la figlia che portava in grembo

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. Così si legge nel Vangelo secondo Giovanni, molto spesso senza fermarsi a riflettere sul peso concreto di queste parole, quasi come se fosse una frase fatta o un’ipotesi di quelle buone solo per film o libro, ma non nella realtà.
Invece, a volte succede di essere realmente messi di fronte alla scelta di dover dare la vita per gli altri. È successo a una mamma di Napoli, che dopo 13 anni di fidanzamento e due di matrimonio ha scoperto di avere un tumore molto raro, specie per una persona giovane come lei.
La notizie è di quelle che fanno “crollare il mondo addosso” e ripensare a tutte le priorità della propria esistenza. Solo che questa notizia non arriva da sola. Poche settimane dopo, infatti, la donna scopre anche di essere incinta. È la forza della vita che si contrappone a quella della malattia e della morte; la forza della speranza contro l’oppressione della disperazione.
La donna non ha dubbie sceglie con tutte le forze la strada della vita: quella di sua figlia (a nascere sarà, infatti, una bambina). Tanto lei quanto il marito sanno bene che posticipare le cure sarebbe stato un rischio enorme per la sua salute, ma la forza della loro fede sostiene questa decisione.
La nascita e la lotta contro la malattia
Poi, verso il quinto mese di gravidanza, i medici dicono che non si può più aspettare, così la donna accetta di essere operata, ma solo dopo aver avuto la rassicurazione che tutto fosse pronto per intervenire anche nei confronti della figlia, se ce ne fosse stata la necessità.
L’operazione va bene e altri due mesi passano tra la gioia per l’arrivo di una figlie e la paura per la malattia che certo non è andata via. Quindi, al settimo mese, i medici decidono per il parto cesareo d’emergenza: le condizioni della donna si stanno aggravando e le cure non possono più essere rimandate. Così nasce Sofia. Una bimba piccolina, di 1,8 kg, ma forte e tenace come la mamma.
La famiglia torna a casa dall’ospedale e, insieme, inizia il percorso di cure: radioterapia, una nuova operazione, i tentativi di curarsi anche in Germania e Svizzera. Il male, però, continua ad avanzare e dopo un paio di anni, la mamma non ce la fa e muore nella sua casa, con accanto il marito e la figlia tanto voluta e amata.
Oggi, a quella donna coraggiosa è intitolata una casa accoglienza di Napoli, a perenne memoria del suo “amore più grande” che ha seguito fino alla fine le parole di Gesù.
[fonte: lalucedimaria.it]
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