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Max Laudadio: famiglia, accoglienza e fede

Il noto presentatore e inviato di Striscia la Notizia ha “scoperto” la fede a 40 anni. Il racconto della sua conversione e della “mia relazione con Cristo applicata nella realtà di tutti i giorni”

Il pubblico ha imparato a conoscere Max Laudadio grazie a Striscia la Notizia, programma satirico in cui si è distinto per il suo modo di fare elegante e gentile, pur nella natura di “cronista d’assalto” richiesta dal format.
Ai.Bi., invece, Max Laudadio lo ha conosciuto lontano dalle telecamere e ha instaurato con lui un lungo rapporto di collaborazione che lo ha visto prestare il suo volto (e il suo tempo) in molti progetti e iniziative di sensibilizzare a favore di progetti dell’Associazione.

La storia di accoglienza della famiglia Laudadio

D’altra Parte, Max è una persona che sa spendersi per gli altri, come dimostra la sua storia personale che lo ha visto, insieme alla moglie e alla figlia naturale Bianca, accogliere in affido due altri figli, oggi grandi: Ina e Stanley.
La prima venne conosciuta dalla famiglia Laudadio in occasione di un ricovero in ospedale di Bianca: “Era nella stessa stanza di mia figlia – racconta Max – e non c’era mai nessuno che la andasse a trovare”. Ina, infatti, era ospite di un centro di accoglienza e quando i Laudadio lo vennero a sapere decisero di rimanere in contatto con la ragazza. Iniziarono a invitarla da loro nei weekend, a portarla con loro in vacanza e, al compimento dei 18 anni, la accolsero in casa come una figlia, in tutto e per tutto.
Stanley, invece, era il badante della nonna di Max. Il loro rapporto era amichevole, tanto da portare l’uomo, originario della Nigeria, a raccontare la sua storia a Max: “Raccontò di avere 4 figli in Africa, di averli di fatto abbandonati con la madre; di avere attraversato il deserto, aver subìto torture in Libia per emigrare e fare soldi facili”. Fu una doccia fredda, ma anche un punto di svolta: con l’aiuto dei Laudadio Stanley è riuscito a riconciliarsi con la sua famiglia, ottenere il perdono della moglie e dei figli e ricostruire una storia che dimostra come l’accoglienza sperimentata in prima persona sia il “motore” che permette di cambiare la propria vita: “Se solo si desse alle persone una seconda possibilità – spiega Max – e se si seguisse l’insegnamento più grande di Gesù, ‘Vivi come me’. Quindi vivi facendo scelte scomode ma concrete, aprendoti agli altri”.

La conversione di Max Laudadio

Questo richiamo a Gesù permette di raccontare un altro aspetto fondamentale della storia e l’esperienza di Max Laudadio: la sua conversione. L’avvicinamento alla fede cristiana ha avuto la complicità di alcuni incontri importanti, come quello con il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero, e con i fondatori di Ai.Bi, Irene e Marco Griffini. “Ma la conversione vera e propria – racconta Max – avvenne all’incirca nei giorni in cui fu eletto Papa Bergoglio. Avevo già fondato la mia associazione nel 2011 (Associazione on n.d.r.) quando decidemmo di trasferirci al confine con la Svizzera, nell’intento di vivere in un modo diverso, più semplice, con un più stretto legame con la Natura. Un pensiero, tra l’altro, che sta anche alla base dell’enciclica ‘Laudato sì’.”
“Essendomi avvicinato alla fede da adulto – continua – mi sono reso conto che non mi interessava la fede in sé ma la mia relazione con Cristo applicata nella realtà di tutti i giorni”. Il ragionamento è semplice: se non dimostro nel concreto, alla mia comunità, i frutti di questa relazione con Cristo, che senso ha la fede? Perché “le persone non ‘vedono’ la fede, ma le mie azioni, che altro non sono che l’applicazione concreta proprio di essa”.
Certo si tratta di una scelta impegnativa, che comporta un grosso senso di responsabilità verso sé stesso e verso gli altri.
Questa propensione di Max al “fare”, non toglie spazio anche alla riflessione e alla preghiera personale, aspetti imprescindibili per vivere al fede a 360 gradi.
“Per me – spiega Laudadio – il Vangelo è un piccolo ‘bigino’ per la felicità, dove io trovo sempre risposte alle mie mille domande. La nostra fede cristiana prevede sempre la possibilità di perdonare e essere perdonati: è davvero una grande fortuna anche se non è facile. Eppure, in cambio, dalla fede riceviamo quella felicità interiore che, una volta conquistata, non ti lascerà mai, nemmeno quando se ne vanno via gli affetti più cari. È una gioia interiore che resterà sempre”.

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