Del periodo in cui ho fatto le cure ricordo che ogni giorno c’era un motivo per ringraziare, non era solo il tempo delle lacrime“.

Daniela è una giovane mamma di due bimbi. Nel 2020, quando ha inizio la storia di accoglienza che oggi vi vogliamo raccontare, Elisa aveva 9 anni e Davide, il più piccolino un anno e mezzo.
A metà marzo del 2020, quando la quotidianità dell’intera umanità si preparava ad essere squarciata, per la prima volta dal coronavirus, Daniela e la sua famiglia, si preparavano a combattere contro un altro potente nemico, il tumore al seno.
Apprendiamo della sua storia da un’intervista rilasciata al web magazine Aleteia, della quale, riportiamo alcune frasi.
Marzo 2020: un nodulo sotto al seno e la scoperta del tumore
A marzo 2020, mentre il mondo era con il fiato sospeso a causa del coronavirus, un nodulino scoperto sotto l’ascella, metteva in allarme Daniela. La visita da uno specialista le avrebbe confermato la presenza di un tumore e “neanche troppo piccolo”. Già sua mamma, cinque anni prima si era ammalata di cancro al seno, era stata operata ed aveva avuto una recidiva. “In quell’occasione – racconta Daniela– avevo chiesto al medico se non fosse necessario che anche io mi facessi controllare, ma mi fu risposto che il controllo è necessario farlo dopo i 45 anni. Io ne avevo 42. Con leggerezza accettai quell’indicazione, poi però purtroppo il tumore è capitato anche a me”.
Nella sua personale battaglia contro il tumore, Daniela ha combattuto con diversi cicli di chemioterapia e un’operazione nella quale le sono stati asportati i seni, le tube e le ovaie. Daniela, infatti, ha scoperto di soffrire di una mutazione genetica, la BRCA1, che comporta un rischio maggiore di ammalarsi di cancro al seno e alle ovaie. “Non è stata una passeggiata – racconta– però tutto quello che mi è stato tolto aveva già dato un frutto di amore e questo mi ha confortata”.
…
Oggi, il percorso di Daniela si sta avviando verso la guarigione. Daniela guarda il suo corpo e, spiega: “lo vedo martoriato. Lo guarda anche mio marito, vede le cicatrici e non ha paura. Ormai questo corpo fa innegabilmente parte della mia storia”.
Essere mamma durante la malattia
Tra i primi fatti dolorosi che Daniela ricorda appena scoperto il tumore è stato il non poter più allattare il proprio bambino: “l’ho fatto su consiglio del senologo che ho incontrato due giorni dopo la visita”.
Essere mamma ed essere vulnerabile durante la malattia, non è stato di certo semplice, ma Daniela con la positività che riluce nel corso di tutta la sua intervista racconta anche come avere accanto i suoi figli, sia stata per lei una forza: “…Soprattutto con Elisa, che è la grande e ha quasi 9 anni, ho dovuto spiegare che non stavo bene, che avrei affrontato un grosso cambiamento. Insomma, ho parlato abbastanza chiaro con lei, anche senza dirle il nome preciso della malattia. Le ho detto che avrei perso i capelli e ho sdrammatizzato ipotizzando di comprare una parrucca fucsia. Lei mi ha risposto: “Anche no, mamma”.
Non siamo mai soli…
In tutta l’umana difficoltà, la paura, la sofferenza, il messaggio di Daniela, è un messaggio positivo, di fede e di speranza:
“Il messaggio che vorrei far passare raccontando la mia storia è che non siamo mai soli, l’ho sperimentato”.
[…]
“Quando sono uscita da quella prima visita, – racconta- e tutta l’Italia stava chiudendo a causa della pandemia, sono tornata in auto a casa e ho pianto. Ho alzato gli occhi al cielo e ho detto: “Tu mi devi aiutare perché da sola non ce la faccio”. Sono stata esaudita. Mi sono appoggiata a Dio e Lui non mi ha lasciata da sola”.
Quando si guarda in faccia tanta sofferenza si scoprono le cose davvero importanti della vita e Daniela ha salvato:
“Lo stupore per le tante persone che mi sono state vicine, ho scoperto meglio alcune amicizie. Del periodo in cui ho fatto le cure ricordo che ogni giorno c’era un motivo per ringraziare, non era solo il tempo delle lacrime. E questo è il messaggio positivo che voglio lasciare. Non mi sono mai sentita sola, innanzitutto. Tutto quello che c’è è un dono e non è scontato, dovremmo lamentarci di meno e ringraziare di più…”
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