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Storie di Accoglienza. Un bambino abbandonato, senza gambe ne braccia può diventare ancora un figlio? Per Pina e Tommaso si!

Lo ripetono a tutti: “abbiamo scelto la strada giusta, anche se non la più facile. E camminare insieme con Matteo è il desiderio che coltiviamo giorno dopo giorno…”

Il senso di un amore che non conosce alcun ostacolo. Fatto di coraggio e incondizionato ottimismo”.

Così definisce in una frase il Corriere della Sera, (Corriere del Mezzogiorno) in un articolo a firma di Anna Paola Merone, il senso dell’amore di Tommaso Castaldo e Pina Padriciello per il loro Matteo, figlio adottivo, nato focomelico, (ossia senza gambe ne braccia) ed è proprio dal Corriere della Sera, che apprendiamo la loro meravigliosa storia di accoglienza.

Una storia di amore e di dedizione che i due genitori dedicano al loro bambino, ormai adolescente, da ben 13 anni. Un colpo di fulmine che li ha portati da lui, subito, immediatamente, senza neanche pensarci due volte e che insegna a tutti noi quanto davvero non esiste differenza alcuna tra il legame che si intreccia con un figlio biologico o con un figlio nato dal cuore.

Adozione. Un’amore nato 13 anni fa…

Tutto ha inizio, nel 2008, Tommaso e Pina sono a pranzo assieme, la televisione è accesa, in onda c’è il Tg della Campania. Una notizia cattura l’attenzione dei due coniugi: “riguarda un neonato abbandonato che si chiama Matteo – racconta il Corriere– venuto alla luce il 21 settembre, giorno del santo. Tommaso pensa che si stia promuovendo una raccolta fondi per il piccolo — nato focomelico ai quattro arti: niente braccia, niente gambe — poi sente la parola adozione”.

Tommaso e Pina si guardano e non ci pensano un secondo. La coppia ha sempre desiderato coronare la propria gioia familiare con dei figli. Non sono venuti e così i due aspiranti mamma e papà avevano deciso di imboccare anche la strada dell’adozione internazionale. Poi, come un fulmine a ciel sereno, è arrivato Matteo!

Non ci pensano neanche un istante e si precipitano a dare la propria disponibilità. É un caso urgente, delicato e non c’è tempo da perdere. Il piccolo ha appena un mese quando entra in casa loro. In una settimana hanno preparato tutto e sono pronti ad accoglierlo”.

Prima l’affido e poi l’adozione

Matteo, che significa “dono di Dio” è davvero un dono del Cielo, meraviglioso per questi splendidi mamma e papà.

Pina e Tommaso lo ripetono a tuttihanno scelto la strada giusta, anche se non la più facile – spiega il Corriere della Sera E camminare insieme con Matteo è il desiderio che coltivano giorno dopo giorno. Un figlio che non si lamenta mai della sua condizione e che è straordinariamente autonomo, va a scuola, scrive da solo, mangia il gelato, gioca alla PlayStation, nuota in piscina con i suoi amici. A breve il piccolo dovrà affrontare un intervento per ridurre ulteriormente uno dei moncherini. Lo farà con il suo solito sorriso” […]

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