C’è chi, pur tenendo ben stretto il joystick in mano, è un gran esperto del gioco dell’oca: Egitto, Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Italia. REGOLE DEL GIOCO: la partita dura due anni e l’ingresso costa 10.000 €

Cosa significa entrare come educatore in una comunità di accoglienza? Che cosa significa trovarsi faccia a faccia con l’urlo dell’abbandono? Continuano le riflessioni di un educatore in un diario dei suoi primi mesi di esperienza in una comunità di accoglienza per minori. In questa puntata l’undicesimo e il dodicesimo mese.
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Mese 11, Bella ciao!
Sta finendo l’undicesimo mese dall’inizio del mio lavoro come educatore di comunità di adolescenti.
Silenzio e poi, silenzio. È da un po’ di tempo che i pensieri non mi chiedono di essere scritti e collezionati, mi sono chiesto più volte il perché. Non succede nulla di nuovo in comunità? Altroché! Allora mi sta scivolando tutto addosso per finire poi calpestato sul finto parquet del corridoio? Non mi sembra proprio. Come mai, quindi?
C’è stato un colpo di stato, si è istaurato nella mia mente un regime che ha abolito la libertà di stampa. Le parole da condividere ci sarebbero ma sono al confino. Anche questa dittatura, come le altre che ho studiato, è resa forte dalla paura, il terrore di ritrovarsi ad esprimere il pensiero più doloroso, vergognoso e disonorevole che riempie la mia testa; ciò che, come educatore, proprio non dovrei contemplare. E allora, silenzio radio e censura sulle tirature prima che emergano elementi sovversivi! Zitto, zitto, zitto!
E poi.
Qualche giorno di ferie, un primaverile vento partigiano. “Non ne posso più!” Ecco, l’ho scritto! Inaccettabile. Il condottiero nella mia mente si è adirato: “Come osi dirlo! Vergognati, pappamolle! Tu che hai responsabilità e doveri!”.
Goccia dopo goccia, sto dando sempre il mio meglio per provare a raccogliere un dolore che, quantomeno inizialmente, non è il mio. Ma, cosa che ho taciuto, il vaso contenitore ha da sempre avuto un buchino sul fondo. Mi sono incerottato le mani pur di riparare le falle nella ceramica che il tempo stava sentenziando. E più i giorni passavano e più il vaso si riempiva che dal buchino le crepe si ingrossavano, fino a congiungersi. Le riconosco, le posso addirittura chiamare: il timore, l’impreparazione, la familiarità delle vicende, la lontananza da casa, la mia introversione.
Eppure, la propaganda mi aveva convinto: “il nostro vaso è di titanio, vinceremo!” ma ora il regime sta cadendo e le sue bugie sono nelle mani della stampa partigiana. Si più dire tutto.
Farà male perché, si sa, quando le dittature traballano si irrigidiscono ulteriormente e fucilano la dissidenza con ferocia animale. Però poi falliscono.
In questa fase di tardo regime della mia mente io non posso che esaminare il peso che sta spaccando il mio vaso. È composto dai limiti, dalla rabbia, dal dolore dei ragazzi abbandonati della comunità a cui non è mai stato donato un vaso, neanche della plastica più economica, per poter sopportare tutto questo che, ricordiamoci, gli investe ma non gli appartiene.
E allora io userò le mani quando il mio vaso andrà in frantumi, e poi non so che altro, per aiutare a sollevare tutta questa zavorra, finché le forze me lo concederanno. O meglio, finché il regime non sarà caduto? Forse io ignoro le conseguenze della rivoluzione che renderà la stampa di nuovo libera. Chissà.
Mese 12, Giochi d’altro tempo
Sta finendo il dodicesimo mese dall’inizio del mio lavoro come educatore di comunità di adolescenti.
Il Giro dell’oca, “ma ormai non lo usano più i ragazzi Moderni” sottolinea un nostro ospite quindicenne. Perciò rimane lì, chiuso nel suo armadietto che, in quasi un anno di lavoro, mai ho visto aprire.
C’è la Playstation! Anche se un po’ demodé perché i più piccoli giocano solo da smartphone. Non si stava meglio quando si stava peggio, ho ventisei anni e alla Play mi diverto anch’io, molto più divertente dei giochi in scatola.
Il Giro dell’oca rimarrà, in definitiva, stivato nell’armadio del salotto ancora a lungo, ad integrare quel piccolo museo dei giochi che furono.
C’è chi, pur tenendo ben stretto il joystick in mano, è un gran esperto del Gioco dell’oca.
Egitto, Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Italia. Una partita, prima misteriosa, che dopo otto mesi dall’ingresso in comunità il neo-diciottenne MSNA magrebino inizia a svelare nei suoi dettagli.
REGOLE DEL GIOCO: la partita dura due anni e l’ingresso costa 10.000 €.
Prima casella: EGITTO.
Casa, finché i tuoi genitori decidono che, in quanto maschio primogenito (e non primogenito maschio), il tuo destino sia quello di venire in Europa. Sì, per poi pagare le spese di casa. Consiglio: prima della seconda tappa indebitati a sufficienza (serve liquidità!) e ficcati i soldi nelle mutande.
Seconda casella: TURCHIA.
Arrivo in scioltezza via areo, poi recati al confine. Qui potresti essere respinto a manganellate dalla polizia greca un po’ di volte. Insisti. Questa tappa dura un numero di mesi imprecisati.
Terza casella: GRECIA.
Ha delle belle spiagge ma non puoi visitarle. La polizia ti cerca, dovrai quindi stare in questa tappa per otto mesi finché la situazione non sarà maggiormente tranquilla. Puoi attraversare il Paese a piedi e con mezzi di fortuna. Consiglio: il posto più sicuro per passare gli otto mesi è una casa occupata da altri migranti in mezzo ad un bosco. Quando vai in bagno tappati il naso.
Quarta e quinta casella: MACEDONIA e SERBIA.
Easy! È tempo di sfilarsi i soldi dalle mutande e comprare i servizi di un trafficante, pensa a tutto lui.
Sesta casella: BOSNIA.
Devi qui passare 9 mesi circa in una “casa della polizia”, nudo. Via scarpe e vestiti così non scappi. Attenzione! Quando riesci a fuggire devi recuperare i soldi o chiedere credito ai padroni del gioco. Poi recati al confine a piedi.
Settima e ottava casella: CROAZIA e SLOVENIA.
Secondo confine comunitario e tante botte. Ricorda che le cicatrici sul sopracciglio, mento e schiena rimarranno. Ma ormai sei stabilmente dentro i confini europei, welcome to EU! Qui la gente è civile, con un po’ di contante ti puoi assicurare un passaggio in auto.
Nona casella: ITALIA.
Hai raggiunto la tua destinazione! Da Trieste un membro della tua rete amicale egiziana ti porterà presso una questura lombarda, dove potrai denunciare il tuo stato di minore straniero non accompagnato.
Complimenti, il Giro dell’oca è finito!
Anche io avevo viaggiato per l’Europa alla sua età, via TGV, che ricordo, tutt’ora, un po’ sporchino.
Davide Pellini
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