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Una casa famiglia per accogliere con amore “i figli” in difficoltà. Ecco com’è nato “L’ Abbraccio”.

“L’abbraccio”… abbracciare la vita per accogliere un dono. Inizia così la bella testimonianza di Ornella e Silvano Bernazzani, della vita trascorsa nella loro casa famiglia dove hanno accolto ben 14 figli

Ad illuminare Ornella e Silvano Bernazzani, oltre trent’anni fa, nel giorno del loro matrimonio è stata una frase che li ha segnati profondamente:

”Vogliate accogliere con amore i figli che vi saranno donati”.

“Questo accogliere con amore i figli “donati” e non necessariamente generati, ci ha fatto comprendere la nostra strada –raccontano- essere una famiglia risorsa, una famiglia solidale e accogliente per famiglie e minori in difficoltà


E sono stati davvero molti i figli che Ornella e Silvano hanno ricevuto “in dono” dalla vita… alcuni generati, uno adottato, ben 14 temporaneamente accolti e attraverso la loro accoglienza hanno imparato davvero tantissime cose…

I figli accolti per un breve tratto della vita…

Dai figli accolti per un breve tratto della loro vita abbiamo raccolto la tenacia del loro amore – spiegano- Questi figli hanno nel loro cuore i loro genitori; anche se noi li amiamo moltissimo per il tempo in cui ci sono affidati, nel loro cuore c’è sempre spazio per la loro mamma e per il loro papà: hanno bisogno che noi, genitori affidatari, rispettiamo questo loro amore verso la famiglia di origine. 


Abbiamo imparato anche la pazienza, a distribuire in modo equilibrato e corretto le nostre premure e le nostre attenzioni, il nostro amore. Abbiamo avuto esperienze che ci hanno messo a dura prova, accoglienze tempestose, ma sempre concluse col sereno”.


L’adozione di un figlio davvero speciale…

Dopo il “dono di poter accogliere” tanti figli in difficoltà a cui dare un riparo, un porto sicuro fatto di amore, prima di lasciarli nuovamente andare, sulla strada della vita, più forti, più sicuri e di lasciare andare assieme a loro anche un pezzettino del proprio cuore, Ornella e Silvano hanno ricevuto il dono di un incontro speciale, incrociare gli occhi di loro figlio.

Un figlio speciale: il nostro Chicco – spiegano i coniugi Bernazzani– Un figlio che amiamo moltissimo lo amiamo di un amore veramente profondo e grande: non pensavamo potessimo amare così tanto un figlio. Un figlio che ci ha dato tanta ricchezza portandoci a riscoprire e a trasformare in vita reale tanti valori e princìpi ritenuti scontati; una teoria pacificamente acquisita provocata e messa in discussione davanti alla chiamata di accogliere questo figlio disabile”.

Ci siamo veramente tanto spaventati, avevamo tantissima paura. Ci siamo sentiti insicuri, inadeguati. Abbiamo pensato, prima di amarlo, alle responsabilità che davamo anche agli altri nostri figli, al futuro: cosa potevamo dare a questo bambino? Cosa succederà dopo di noi? 

Abbiamo vissuto la consapevolezza che nostro figlio, pur con il suo handicap, ha sofferto profondamente l’abbandono.

Magari si può pensare che un bambino portatore di un serio ritardo mentale, non sia in grado di sentire o provare la sofferenza dell’abbandono. Noi, invece, abbiamo proprio constatato che non è così. 

Quando durante una visita domiciliare periodica, l’assistente sociale ci ha comunicato il definitivo abbandono di Chicco, abbiamo avuto un’immediata reazione, dichiarando che il bimbo sarebbe uscito dalla nostra famiglia solo per rientrare in un’altra famiglia, che ci saremmo rifiutati, anche con la forza, di vederlo inserito in istituto. 

Sapevamo, purtroppo, di essere fuori da ogni parametro previsto per l’adozione di un figlio: la casa piccola, tre figli, un unico stipendio; ma “Qualcuno” è intervenuto: il giudice ha sorvolato su tutti questi impedimenti e ci ha permesso di adottare nostro figlio e ogni giorno, da quattordici anni, continuiamo a scoprire gli innumerevoli doni che Dio ha elargito abbondantemente a Federico.

Sempre più spesso ci ritroviamo a ringraziare il Signore per averci offerto la possibilità di incontrare e amare un figlio speciale e di aver reso giustizia al suo diritto alla famiglia”.

Il sogno di una casa famiglia: L’Abbraccio

Alcuni anni fa, infine, il coronamento di un grande desiderio: la possibilità di aprire una casa famiglia “ L’Abbraccio” in cui poter accogliere e prendersi cura di tanti bambini vulnerabili, in difficoltà familiare. Sogno realizzato grazie all’aiuto di Ai.Bi.


“Abbiamo da sempre abbracciato la vita, siamo stati accompagnati ad accogliere i doni che Dio ha voluto offrirci, ora stiamo vivendo questa esperienza insieme ad altre famiglie; abbracciando i nostri figli esprimiamo tutto il nostro affetto, sicuro e sincero … rientrando a casa i nostri figli non trovano solo un ambiente, degli spazi, ma trovano una mamma ed un papà che li abbraccia e li accoglie”.

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