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Un cammino di amicizia con Padre Pio

Come potersi avvicinare a San Padre Pio, instaurare un’amicizia con lui e imparare a comportarsi come lui faceva? Quattro consigli che valgono per tutti

Padre Pio è sicuramente una figura tra le più venerate, specie dai cattolici italiani. E lo era già prima della sua canonizzazione, avvenuta solo nel 2002, a 34 anni di distanza dalla sua morte, che fu il 23 settembre 1968. Ma anche quando era in vita il frate riceveva migliaia di lettere e di richieste di preghiera dai fedeli, che lui più di ogni altra cosa desiderava poter aiutare.
Il sito Aleteia.org suggerisce quattro possibilità per chi volesse unirsi a questa schiera di fedeli e “iniziare un’amicizia” con Padre Pio.

Conoscere e chiedere aiuto

La prima cosa è imparare a conoscere meglio la vita di Padre Pio, cosa piuttosto semplice vista la mole di libri e di testimonianza che sul Santo di Pietralcina sono state pubblicate. Particolarmente interessanti sono quelli che riportano anche le testimonianza dirette del Santo, sottoposto nel corso della sua vita a diverse inchieste relative ai fatti straordinari e miracolosi che hanno contraddistinto la sua vita.
Un secondo aspetto importante è quello di chiedere aiuto, magari proprio con una preghiera di intercessione a Padre Pio, come quella che scrisse San Giovanni Paolo II in occasione della canonizzazione. Una preghiera che chiede un aiuto per cambiare il nostro cuore in modo da poter diventare le persone che Dio vuole che noi siamo e che inizia così: “San Pio, insegnaci, ti chiediamo, l’umiltà di cuore affinché possiamo essere annoverati tra i piccoli del Vangelo, ai quali il Padre ha promesso di rivelare i misteri del suo Regno”.

L’imitazione e la testimonianza

Dalla conoscenza e la richiesta di aiuto si passa, poi, all’imitazione, che prima di tutto significa imparare a pregare con la semplicità e l’intensità di Padre Pio e concentrarsi come lui faceva durante i sacramenti. Ma si può anche provare a imitare lo stile con il quale il santo viveva la sua vita.
L’articolo di Aleteia cita il libro scritto da Monsignor Albacete in cui l’autore racconta di una sua visita all’ospedale di San Giovanni Rotondo, fondato dallo stesso Padre Pio. Qui, il frate rivolse a medici e infermieri un discorso che il monsignore non dimenticò mai: “Avete la missione di prendervi cura dei malati, ma se al letto del malato non portate amore, non credo che la medicina possa aiutare molto. Come potreste esprimere amore se non attraverso parole che portino sollievo spirituale al malato. Portate Dio al malato“.
Questo episodio portò Albacete a guardare la sofferenza con occhi diversi: come la guardava Padre Pio.
L’ultimo aspetto fondamentale in un’amicizia sana è spesso dimenticato: l’amicizia non deve chiudersi in sé stessa, ma deve aprirsi agli altri, soprattutto a coloro che si sentono isolati ed emarginati. D’altra parte, se una persona trova aiuto e conforto in un’amicizia, perché non dovrebbe cercare di coinvolgere in questa amicizia altre persone? Questo – conclude l’autore dell’articolo: “È particolarmente vero per coloro che vedi soli, che si sentono emarginati o che stanno attraversando difficoltà personali o spirituali. Potresti dare loro un’immagine di Padre Pio e spiegare come la sua amicizia ti ha aiutato”.

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